Un’alluvione di libri (Massimo Gramellini).

Una boccata d’aria, dopo tanto fango. Ne sono debitore al «Corriere Mercantile» dei giorni scorsi, da cui la riprendo a beneficio di chi se la fosse persa: per chiudere questa settimana con un barlume di umanità. Alcuni adolescenti stanno aiutando a ripulire una biblioteca antiquaria di Genova inzuppata d’acqua e di detriti. Pacchi di libri sporchi anche se non distrutti vengono destinati al macero perché invendibili. Ma i ragazzi si ribellano: se si possono ancora leggere, dicono, significa che non si devono buttare. Il libraio Gianni Pietrasanta quasi si commuove davanti a una simile, inattesa prova d’amore (e di parsimoniosa genovesità). Ma mentre lui si intenerisce, quei satanassi sono già passati all’azione. Afferrato un carrello del supermercato, lo stipano di volumi infangati e spariscono in piazza de Ferrari, il cuore della città.

Torneranno la sera, con il carrello vuoto e una busta che contiene l’incasso della giornata: 450 euro. Iniziato come un gesto di cuore, vendere libri alluvionati si è rivelato anche un affare. Il libraio vorrebbe almeno lasciare i soldi ai ragazzi, ma loro si rifiutano di prenderli. Sono contenti così.

Adesso che ve l’ho raccontata, lungi da me l’intenzione di offuscare con una storiella a lieto fine le infamità pubbliche e private che hanno ridotto a un pantano Genova e l’Italia intera. Però a forza di dire che il bene non si racconta, si è finito per credere che non esista più. Invece, eccolo lì. Ricordarsene, ogni tanto, aiuta nella battaglia infinita contro il male, perché toglie a quest’ultimo la sua arma migliore: la nostra rassegnazione.

Da La Stampa del 19/10/2014.