Piccoli imperialisti crescono

Angelo Marinoni

puomUn enorme senso di vuoto, una perenne mistificazione, una meravigliosa storia tradita, gli ideali che non ci sono più e forse, non ci sono mai stati davvero: questo è quanto mi viene in mente mentre leggo le dichiarazioni “europee” circa il conflitto ucraino, o meglio circa la repressione ucraina dei russi nei territori divenuti ucraini e delle azioni militari degli indipendentisti russi nelle regioni ucraine di confine.

L’Europa è chiaramente schierata con i repressori, del resto Nato chiama e gli allievi pronti si alzano per correrle incontro, poco importa che i confini del Continente siano minacciati dai tagliatori di teste (le milizie fanatiche sono organizzate nell’Isis comunque vicina e con elementi in Europa molto preoccupanti),  secondario che si susseguano le tragedie del canale di Sicilia per arginare le quali non bastano mai i morti per trovare i fondi, immediatamente reperibili per arginare le pretese russe di difendere altri russi costretti a lasciare le loro terre e divenire profughi.

L’Ucraina ha aderito alla Nato quindi, nella nuova logica del nostrano grande fratello, ha sempre ragione e Putin è sempre cattivo ed è l’aggressore, anzi addirittura viene paragonato a Hitler che invade la Polonia nel 1939 dal presidente di un Paese che deve i suoi attuali confini occidentali postbellici all’espulsione di milioni di tedeschi dalle loro terre proprio per opera dei Russi.

La Nato è il bene e gli altri sono i cattivi, finalmente c’è di nuovo la guerra fredda, alla fine ce l’hanno fatta gli americani, del resto quella l’hanno vinta mentre quella con gli islamisti la stanno perdendo quindi le partite che si perdono non si giocano: si usa cosi’ oltreoceano, chi ha la palla detta le regole e chi non ha la palla non deve domandarsi come è stata ottenuta.

In Europa abbiamo altra storia, anzi abbiamo la storia, la filosofia e l’arte. Abbiamo una potenza intellettuale che merita ben altri atteggiamenti rispetto a quelli del burattino o quelli della potenza arrogante, prevaricatrice che sgomita con americani, russi e cinesi per raggiungere la loro stessa disumanità.

In Europa non siamo nemmeno più capaci di approfittare delle debolezze dei nostri competitori e quindi rinunciamo all’unica bilancia commerciale attiva che avevamo in Italia per seguire la nostra fede atlantista.

Riuscire a far difendere da uno come me Putin è un capolavoro della destra che, chiaramente, non governa l’Europa ma la domina e la schiaccia intellettualmente come la schiaccia imponendo la politica economica liberista nella sua peggiore espressione finanziaria, politica che la situazione economica e sociale dell’Europa ha evidenziato chiaramente come fallita, evidente a tutti meno a chi esercita il potere e che guarda da un’altra parte, per esempio in Ucraina.

L’intervento militare russo sicuramente non auspicato né auspicabile è primariamente causato della politica europea che si è immediatamente affrettata a sostenere le grida inascoltabili di Kerry e del  presidente americano e che non hanno criticato un minuto le repressioni e i massacri operati dall’esercito ucraino nei territori di lingua russa.

Non è stata spesa una parola per invitare l’Ucraina a cercare una soluzione non militare, almeno a provarci, non è stata spesa una parola per cercare di capire perchè si siano formate delle milizie nei confini orientali di un Paese nato nelle attuali forme da vent’anni.

E’ del tutto evidente che alla Russia non piacesse l’adesione ucraina della Nato, come è del tutto evidente che la Russia abbia delle responsabilità anche gravi e atteggiamenti imperialisti verso quella che era l’area d’influenza sovietica, ma è altrettanto evidente che se l’Europa non si fosse snaturata e non fosse naufragata in una imitazione della pretesa egemonica americana la politica e il dialogo avrebbero evitato la degenerazione bellica di una crisi prima di tutto politica.

Politici sono i confini di uno Stato e quando questi generano conflitto vuol dire che esiste un problema politico la cui risoluzione deve avere il metodo militare come extrema ratio. Mi sarei aspettato che l’Europa politica di cui si riempiono la bocca le Merkel, i Renzi, gli Hollande e (con meno voce in capitolo di tutti i Cameron) avesse scritto una splendida pagina di politica internazionale ridiscutendo anche i confini e dettando norme di comportamento all’ultimo arrivato, invece hanno difeso una posizione senza alcun giudizio critico, banalmente per partito preso nella perniciosa ottica del noi contro loro.

Abbiamo bisogno di tutto meno che di una guerra fredda e a tratti calda con la Russia: le nostalgie antisovietiche non sono meno pericolose delle nostalgie sovietiche in un mondo che ha ripreso in considerazione le guerre di religione, dove con naturalezza si passa da un servizio giornalistico con dei folli che tagliano la testa di un disgraziato ai commenti stucchevoli su una partita di calcio di “beneficenza”.

Il sistema economico del pianeta collassa non bastandogli più la dicotomia nord-sud, ma facendo dell’ingiustizia sociale uno strumento indispensabile del potere, la crescita a oltranza distrugge il pianeta e lo stato sociale alla stessa velocità e viene ancora vista come unica soluzione ai problemi che essa stessa genera: in un contesto cosi’ difficile leggere le dichiarazioni bellicose dei compassati, nuovi e vecchi, papaveri della gerarchia europea che giocano alla guerra fredda lascia allibiti.

Gli orfani di una civiltà

Agostino Pietrasanta

jihadBilal Bosnic, fanatico predicatore della jihad, sostenitore convinto della guerra santa islamica e della violenza aberrante dell’islamismo radicale, dichiara tranquillamente ai giornali italiani il carattere della sua missione nel cuore dell’Europa: reclutare personale per la lotta armata. Dichiara che è dovere di ogni buon islamico farsi coinvolgere nella jihad; dichiara di aver agito con profitto in Italia ed aggiunge che dall’Italia arrivano finanziamenti a sostegno della guerra santa. Intanto alcune procure del Nord/Est aprono fascicoli ed inchieste sulla scomparsa di residenti nel loro territorio (territorio italiano!) probabilmente presenti tra le truppe jihadiste.

Senza remore: l’esecuzione di Foley, comunque si siano svolti i fatti, suscita inevitabile orrore, anche se sarebbe stata consigliabile una maggiore prudenza nel fare pubblicità all’estremismo barbaro che l’ha suggerita; ma la notizia che nel cuore dell’Occidente si potrebbe fare strada la barbarie della “guerra santa”,  che nella difficile e contraddittoria storia della tolleranza vengano riesumati i semi della violenza etnica fa letteralmente rabbrividire. Saranno pure casi isolati, ma restano i sintomi della radice di un male assoluto che la nostra civiltà presumeva di aver definitivamente sconfitto dopo l’esperienza dei Lager e dei Gulag. 

Dovremo ritornare sulla complessa vicenda della guerra del Califfato, ma ci sembra veramente urgente una reazione alla caduta di un processo di civiltà che l’Occidente, non senza presunzione,  aveva ritenuto definito ed addirittura superiore. Invece dobbiamo temere un rischio: che un progetto aberrante di pulizia etnica (tale si ritiene la jihad) possa imporsi alle cadute ideologiche del nostro continente.

Non si  vive a lungo nel vuoto di ideali; non si realizza un progetto di vita nell’indifferenza etica indotta dal consumismo e dalla banalità tecnologica, priva di riferimenti di principio. Si cade in una spirale che nonostante le conquiste indiscusse di un recente passato potrebbe riprendere vigore. Forse sta in questa dinamica di indifferenza, di ovattata superficialità del benessere senza anima il vero sonno di quella ragione che pure l’Occidente aveva fatto sostanza di progetto e di programma. E nel sonno della ragione, di una ragione che aveva espresso il traguardo della libertà religiosa come essenziale alla distinzione tra Dio e Cesare; in questo sonno prendono vita e vigore i germi di una ripresa aberrante dell’ideologia teocratica.

Posso sbagliare, ma, troppo spesso, abbiamo confuso la laicità con la banalizzazione dei valori; certo non si tratta di confusione indotta dalle elaborazioni del pensiero contemporaneo, ma probabilmente facilitata dalla mentalità e dalla comune opinione consumistica a cui nessuno, per lungo tempo, non escluse le Chiese, si è opposto. E nel vuoto c’è chi fa strage attraverso un’ideologia orrenda; c’è chi riempie di aberranti progetti un “contenitore” senza più contenuti diffusi e condivisi.

Non solo. Ci siamo attardati sulle formule anziché puntare sulla sostanza. Ricorderete tutti la polemica sulle radici cristiane dell’Europa; nessuno le potrebbe ragionevolmente negare, ma non dovrebbero interessare le formule, ma la sostanza. Probabilmente se del Cristianesimo avessimo colto l’essenza, prima della sua formulazione, magari priva di contenuto, avremmo certamente creato gli anticorpi dell’odio etnico. Avremmo riscoperto, assieme alla distinzione tra Dio e Cesare, il rispetto della persona e delle sue libertà (prima di tutte quella religiosa) ed avremmo fondato una civiltà dell’amore inattaccabile dalle prospettive dell’odio teologico e non scopriremmo oggi, “a casa nostra” i germi di una dissoluzione e di un odio aberrante, dagli esiti imprevedibili.

Certo; ci sono tante complessità politiche, tante conflittualità internazionale dietro i fenomeni di cui siamo spettatori. Tutte cose che dovremo riprendere, ma rimane da sottolineare ciò che veramente fa rabbrividire: i segni ed i germi di un Occidente rimasto orfano delle sue stesse conquiste di civiltà.

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