L’aumento del prezzo alla produzione dei prodotti agricoli

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L’andamento dell’indice del prezzo alla produzione per le varie categorie di prodotti agricoli negli Stati Uniti, ha registrato un aumento del 44% per l’intero comparto agricolo (in questo caso non si considerano gli ulteriori aumenti di prezzo dovuti ai vari passaggi della distribuzione fino al supermercato, alla lavorazione e al confezionamento).

L’incremento maggiore è stato registrato dai cereali (grano, mais, orzo, riso, eccetera), il cui prezzo alla produzione è cresciuto del 108% nel periodo consideratro, seguono le colture oleaginose (soia, colza, girasole, eccetera), il cui prezzo è incrementato del 94% e le uova (+46%).

Il forte incremento del prezzo alla produzione delle varie commodity agricole è dovuto all’aumento dei costi (e in particolare del prezzo del petrolio, da cui l’agricoltura industriale dipende completamente, sia per i fertilizzanti che per erbicidi, pesticidi e il carburante) e all’incremento della domanda, trainata dall’affermarsi dei paesi emergenti sulla scena mondiale.

La cementificazione selvaggia s’è mangiata 1/3 dei terreni agricoli dell’Italia

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Dal 1961 al 2009, la superficie agricola italiana è diminuita di circa 1/3 (-32%), passando da 20,68 milioni di ettari a 13,9 milioni di ettari, soprattutto a causa dell’inesorabile avanzata del cemento, ovvero di strade e rotonde, grandi opere, aree residenziali e mega centri commerciali, fabbricati e capannoni.

La cementificazione selvaggia del territorio è il prezzo che abbiamo pagato per la crescita economica degli ultimi cinquant’anni, ma anche a causa delle varie infiltrazioni mafiose e dall’opportunità dei vari imprenditori edili di fare lauti guadagni dalle speculazioni sui piani regolatori dei comuni (che peraltro hanno tutto l’interesse per cementificare il territorio a causa del perverso meccanismo degli oneri di urbanizzazione).

Il risultato è che ora ci troviamo con un paese sempre più popolato e la quantità di terreno agricolo per abitante è passato dagli 0,41 ettari del 1961 agli 0,23 ettari (ovvero 2.300 metri!) del 2009. Si tratta di una flessione del 43% che rende il paese sempre più pericolosamente dipendente dalle importazioni estere di cibo.

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