PD: La caduta degli “dei”

La segreteria del PD nazionale da le dimissioni che seguono quelle del segretario Pierluigi Bersani.

Quello che è successo  nel PD con l’elezione del Presidente della Repubblica è uno “tsunami” di proporzioni inaudite. Il malcontento dentro la base per la perdita delle elezioni politiche che solo Bersani pensava di avere vinto è esploso. I franchi tiratori hanno ammazzato i padri nobili del PD stesso,alcuni iscritti davanti a Montecitorio hanno bruciato le tessere e i giovani DEM di #occupypd hanno occupato le sedi del partito per manifestare la loro contrarietà alle scelte calate dall’alto. In sintesi: “è morto” il concetto di professionismo della politica che porta sempre con se una buona dose di elitismo oligarchico brutta fine per gli ultimi eredi di quello che è stato l’ultimo e vero partito di sinistra il PCI.

I professionisti con tanta puzza sotto il naso e poca lungimiranza pensavano che bastasse farsi fotografare in bianco e nero, o rimettere un po di rosso bordò sui manifesti per ingannare gli elettori. Incapaci di vedere la realtà del vivere quotidiano hanno continuato imperterriti nelle loro convinzioni, sommando una serie di errori demenziali, hanno avuto paura di andare subito alle elezioni dopo la caduta di Berlusconi, hanno appoggiato il governo Monti che di fatto è stato il peggior governo di destra della storia Repubblicana.

Al grido del ” c’è lo chiede l’Europa” hanno appoggiato politiche di austerità basate su teorie fasulle (1) che hanno come unico scopo quello di garantire i creditori che speculano sulla finanza globalizzata, hanno confuso l’euro con l’Europa dei Popoli e l’Europa del mercato comune. Hanno condotto la campagna elettorale  con il ditino puntato convinti di avere già la vittoria in tasca e non si sono resi conto che quel dito sprigionava arroganza.

Oggi con la caduta degli “dei” il PD può riemergere dalla macerie solo e soltanto se saprà darsi un’anima che sia in grado di fargli interpretare la realtà e le istanze che vengono dal suo corpo sociale, in caso contrario alle prossime elezioni non ci sarà più un partito di CS riformista che sia in grado di incidere e modificare lo stato delle cose esistenti.

1) Note:

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