Malabarba: “De Gennaro, dal G8 a Finmeccanica”

di Checchino Antonini

de-gennaro«Cvd», dice Gigi Malabarba, «una formula che si usa in fondo alle dimostrazione dei teoremi di matematica. E “come volevasi dimostrare” Gianni De Gennaro sta per diventare il presidente di Finmeccanica. E’ dal 2005 che Malabarba scrive e dichiara che la carriera dell’allora capo della polizia sarebbe approdata, prima o poi, alla potente holding di stato dell’apparato militare-industriale.

«Non avevo dubbi – ripete dopo aver letto dell’accordo tra Letta, il premier, e il suo ministro dell’Economia Saccomanni – potevano esserci sgambetti dell’ultima ora. Ma tutti i segnali dicevano che stava per accadere». «E’ la somma dei passaggi», spiega Malabarba, che si sono succeduti da quando quello che era il capo della polizia «trasferì il fidato Luciano Pucci dal Viminale a Seicos (una società del gruppo che si occupa di guerra elettronica, ndr)». Il disegno del controllo di tutte le forniture della sicurezza nazionale da parte di chi stava collocando i suoi uomini (in gran parte indagati per i fatti del G8 di Genova) ai vertici di tutti gli apparati delle forze dell’ordine e dei servizi, apparve chiaro. «Almeno a chi voleva vedere».

Malabarba, nel 2005, era il capogruppo al Senato di Rifondazione e componente del Copaco, così si chiamava il comitato parlamentare di controllo sull’operato dei servizi.

Da capo della polizia, impigliato nelle nefandezze del G8 2001, De Gennaro divenne prima capogabinetto del Viminale – da capo operativo dei poliziotti a capo politico nell’ambito dello stesso dicastero – con una sorta di golpe che scavalca ogni prassi istituzionale. «Solo i prefettizi del Viminale hanno protestato, ossia i legittimi aspiranti a quell’incarico, mentre nessuno dei politici del governo Prodi osò obiettare alla decisione del ministro dell’Interno Giuliano Amato, lo stesso che l’aveva nominato capo della polizia nel 2000».

In quella posizione De Gennaro comincia a piazzare tutti i suoi uomini, quasi tutti indagati per la repressione a Genova, ai vertici degli apparati di sicurezza: a partire dal suo vice (la sua ombra da almeno tre lustri), Antonio Manganelli. Tutto ciò avviene dopo aver sconfitto in una guerra senza quartiere i responsabili dei servizi segreti, in primis il capo del Sismi Nicolò Pollari, e mentre lui stesso era indagato e poi sotto processo per i depistaggi sulla mattanza della Diaz da cui uscirà ripulito dalla Cassazione nel novembre del 2011 prima di diventare sottosegretario con delega ai servizi.

Checchino Antonini