IL TESORO BLOCCATO DALLA MANOVRA E ALLA CAMERA RIAPRE IL SUK (Marco Palombi).

Sblocca-porcate

LO SBLOCCA-ITALIA PASSA CON NORME NON COPERTE (E LE PORCATE DEL GOVERNO).

Sul Fatto Quotidiano di ieri vi abbiamo raccontato come – a dispetto di un’approvazione avvenuta in Consiglio dei ministri mercoledì – all’ufficio legislativo del Tesoro siano ancora alle prese con la riscrittura di intere parti della legge di Stabilità. A parte la bizzarria di un governo che approva una legge che non esiste, la cosa non è senza effetti pratici. Il Mef in questi giorni non ha fatto in tempo a seguire come dovrebbe i lavori parlamentari: gli emendamenti che comportano spese, infatti, hanno bisogno dell’ok del Tesoro: viste alcune brutte esperienze dei mesi scorsi – vedi il pensionamento degli insegnanti di quota 96 – il presidente della Camera Laura Boldrini ha prescritto che niente sia votato senza questo passaggio formale.

LE BRUTTE abitudini, però, sono dure a morire e nella notte di venerdì, in commissione Ambiente, il decreto Sblocca Italia (oltre alle porcherie che conteneva già di suo e su cui torneremo) è stato approvato con una serie di modifiche con coperture bizzarre o inesistenti. “Cose da pazzi”, dicevano ieri i funzionari del Tesoro, “dovesse passare tutto sarebbero miliardi, ma tanto toglieremo tutto al momento dell’arrivo in aula”.

Pure i pareri della commissione Bilancio comunque, anch’essi ancora di là da venire, metteranno ordine nel bailamme, ma intanto a Montecitorio s’è riaperto il suk e alla lista delle opere “strategiche” da sbloccare ne sono state aggiunte parecchie altre.   L’autostrada Regionale Cispadana, per dire, che è una roba dell’Emilia Romagna, da oggi è una priorità nazionale: così si potranno aggirare i pareri contrari come quello del ministero dei Beni Culturali. La palla passa a Maurizio Lupi, nominato unico signore del cemento italiano dallo Sblocca Italia di Matteo Renzi. Pure la strada Telesina, che corre dentro il Sannio caro al sottosegretario alle Infrastrutture Umberto Del Basso de Caro, passa dall’essere finanziabile in project financing (cioè dai privati) sotto l’egida dell’Anas. Spiega Alberto Zolezzi, deputato M5S che ha partecipato alla seduta notturna: “C’era di tutto, soprattutto opere infrastrutturali collegate, in maniera fantasiosa, a quelle ‘sbloccate’ dal governo: dalle ferrovie in Sicilia a quelle pugliesi, dalle autostrade al Tav tra Brescia e Padova”.   La Basilicata ha fatto un capolavoro: è riuscita a far approvare un emendamento che lascia alla regione un pezzo più grande del previsto dei tributi Ires dovuti all’aumento dei permessi di trivellazione. Magari è pure giusto, ma quelle sono risorse dell’erario che andrebbero comunque compensate. Bizzarro, poi, è il caso dell’articolo 4, che doveva essere ritirato e invece è ancora lì: vi si stanzia un miliardo di euro per quei comuni che hanno fatto pervenire a palazzo Chigi i loro progetti entro il 14 giugno scorso. Quali sono questi comuni? Gli altri erano stati informati di questa possibilità? Non si sa, la lista è segreta o almeno alla Camera il governo non ha voluto presentarla.   NON È FINITA. Davide Crippa, altro deputato 5 Stelle, parla di “deroghe sugli appalti per importi da 50 o 100 milioni”: “Anche l’autostrada Orte-Mestre, che pure stava nel testo originario, non si farà. L’ha detto pure il presidente Ermete Realacci”. Ecco Realacci è un’altra delle pietre dello scandalo di questa vicenda: al nostro, nome storico dell’ambientalismo italiano, il testo del governo non piaceva, e lo ha anche detto pubblicamente, eppure i cambiamenti apportati durante la sua gestione della commissione Ambiente sono stati solo marginali. Per capirci su come la vedono gli ecologisti basti citare Angelo Bonelli, portavoce dei Verdi: “Questo Rottama-Italia di Renzi è scandaloso. Se questa proposta l’avesse fatta Berlusconi il centrosinistra che l’ha approvata nel silenzio degli ambientalisti Pd, sarebbe sceso in piazza per protestare”. Il M5S ha preso di punta direttamente Realacci e ha chiesto a Legambiente di ritirargli la carica di presidente onorario: “Realacci deve decidere da che parte sta”.   Nel testo, per dire, è rimasto lo scandaloso prolungamento ad libitum delle concessioni autostradali – condannato anche dall’Antitrust e dall’Autorità dei Trasporti – che fa felici Benetton, Gavio e gli altri. Intonse pure tutte quelle semplificazioni autorizzative negli appalti che hanno spinto Bankitalia a parlare di un rischio di “aumento della corruzione”.   RESTA PURE la potestà del ministero di Maurizio Lupi (esclusi Ambiente e Beni culturali) sul via libera alle opere in aree archeologiche che tanto interessa la Metro C di Roma su cui si spende il gruppo Caltagirone. Resta la svendita del demanio pubblico ai fondi immobiliari, restano gli incentivi a trivellare lo Stivale (da Favignana alle Tremiti passando, ovviamente, per la Basilicata) per raddoppiare la produzione di petrolio. Non solo: trivelle e inceneritori diventano “opere strategiche di interesse nazionale” e dunque approvabili sopra la testa dei cittadini e difendibili dall’esercito contro le contestazioni come il Tav in Val di Susa. Dulcis in fundo, il Tesoro si prende il potere di indicare le linee guida per investire i 20 miliardi della Cassa depositi e prestiti in “opere strategiche”. Dunque pure trivelle e inceneritori, volendo.

Da Il Fatto Quotidiano del 19/10/2014.