Il governo annuncia “Boko Haram tratta torneranno libere le studentesse rapite” (ALIX VAN BUREN).

In ostaggio

l gruppo pronto a rilasciare le ragazze nell’ambito di un cessate il fuoco L’ansia delle famiglie: “Attesa e speranza”.

PREGANO, le mamme della Nigeria, ora che vanno esaudendosi le loro suppliche di riabbracciare le 219 figlie adolescenti rapite in aprile fra i banchi di scuola di Chibok dai jihadisti di Boko Haram. La speranza di rivedere sane e salve le “Chibok girls”, protagoniste di una campagna mondiale per la loro liberazione, esplode ieri con l’annuncio a sorpresa di una tregua concordata fra il governo di Goodluck Jonathan e i terroristi, in guerra da cinque anni per imporre un califfato islamico nel Nord Est del Paese. «Seguiamo la notizia con enorme aspettativa», twittano le responsabili di “Bring Back Our Girls”, Restituiteci le nostre ragazze, il gruppo di pressione formato per sollecitare la solidarietà internazionale. Si moltiplicano le veglie di preghiera in chiese e moschee del venerdì musulmano dopo sei mesi di strazio per la sorte delle giovani, che Boko Haram minacciava di vendere come schiave del sesso.

Un mese di trattative condotte nel segreto in Arabia Saudita, con la mediazione del Ciad e del Camerun, ha avuto come risultato la dichiarazione di un cessate- il-fuoco unilaterale da parte di Boko Haram, e la promessa di rilasciare le studentesse. Queste sarebbero «illese e in buona forma » secondo Danladi Ahmadu, l’autoproclamato segretario generale dell’organizzazione jihadista. Presto il governo nigeriano ha risposto ordinando ai propri vertici militari «il rispetto dell’accordo in tutti i teatri delle operazioni». Nella prima pausa degli scontri fra l’esercito e gli islamisti, che hanno fatto già oltre 4000 morti nei primi sette mesi del 2014, resta il silenzio sulle condizioni negoziate con i combattenti di Boko Haram. Stando a Voice of America, si tratterebbe di uno “scambio di prigionieri”: il governo di Abuja avrebbe accettato di restituire i miliziani catturati. Questo mentre il portavoce governativo Mike Omeri s’affretta a smentire «qualsiasi concessione di territorio » ai jihadisti. La puntualizzazione arriva sullo sfondo dell’avanzata dei militanti fondamentalisti, i quali negli ultimi mesi si sono impadroniti di gran parte degli Stati di Borno e Adamawa, nella regione nord orientale, dando alle fiamme 185 chiese al passaggio delle loro orde, e spopolando decine di villaggi: qualcosa come 190 mila persone ora vivono in campi di fortuna.
L’ultima immagine delle “Chibok girls” è quella restituita da un video diffuso il 12 maggio dai jihadisti: accucciate nel mezzo della foresta, sepolte sotto il velo islamico, costrette a recitare preghiere dettate dai fondamentalisti, il loro destino era fi- no a ieri sconosciuto. Si diceva che fossero trasferite in Ciad, Camerun o Niger. Cinquantasette erano riuscite a fuggire. Una, la piccola Saratu, aveva telefonato ai genitori durante il sequestro: «Qualcuno è venuto a prenderci e ci ha fatte prigioniere. Pregate per noi». Poi di nuovo un trillo al cellulare: «Papà, ci hanno prese da scuola. Siamo state caricate su un camion, non sappiamo dove ci portano. Dì a mamma di perdonarmi, finché ci rivedremo». Sei madri, da allora, hanno perso il senno. E molti nigeriani hanno perduto la fiducia nel governo. Persino oggi, che la speranza rinasce, stentano a credere: «Perché proprio adesso? Perché l’annuncio prima della liberazione e non viceversa?», dubita Mary. «Ha tutta l’aria di una trovata elettorale del presidente Goodluck ». Lunedì arriverà la risposta, se le ragazze si materializzeranno.
Da La Repubblica del 18/10/2014.