Governo Letta: Un piccolo vademecum


Le provenienze politiche e incarichi

“un partito è nient’altro che l’organizzazione di interessi di gruppi sociali.Non si possono eliminare i partiti perché si eliminano questi interessi sociali”A.Gramsci.

Secondo l’affermazione di A.Gramsci il partito fa gli interessi dei gruppi sociali che lo sostengono, non si possono eliminare i partiti altrimenti si eliminerebbero questi interessi. Ne consegue che ogni qualvolta c’è un forte disagio sociale e una  manifestata insofferenza verso la politica,vuol dire che i politici tramite i partiti non sono stati in grado  di interpretare o portare avanti gli interessi dei loro gruppi sociali di riferimento. Qualcuno potrà obbiettare che Gramsci faceva queste riflessioni nel secolo scorso dove i partiti erano i cosiddetti partiti di massa. Mentre oggi non esiste più un legame politico basato sull’appartenenza a una classe sociale,di conseguenza la lettura della società per identificarne i bisogni diventa più complicata da parte di chi dirige un partito politico. Non è un caso che E.Scalfari  la stampella di una classe politica di CS ormai decadente da anni,nel suo editoriale di domenica 28/04/2013 dal titolo “Un medico per l’Italia malata” scrive:

“La malattia cominciò nel 2008 con la crisi del mercato immobiliare americano che culminò col fallimento della Lehman Brothers. Poi, nei mesi e negli anni successivi, si allargò all’Europa, coinvolse in varia misura il resto del mondo e infine diventò, in Europa, recessione e crisi sociale. Durerà fino all’anno prossimo e questo è lo stato dei fatti.La politica ha ceduto al passo all’economia e deve riprendere la sua supremazia e puntare sull’espansione? Lo sostengono in molti e Krugman lo teorizza, ma gli sfugge un elemento fondamentale: nel mondo globale la ricchezza tende a ridistribuirsi tra i paesi che emergono dalla povertà e gli altri che riposano passivamente su un’antica opulenza.”

PIL$

Chi scrive, pensa che quanto scritto da E. Scalfari sia il nulla politico,di fatto è l’annullamento e la sottomissione stessa della politica svolta tramite i partiti che abdicano agli interessi del loro corpo sociale di riferimento. Non c’è bisogno di scomodare J.K. Galbraith che nel suo saggio “Storia dell’economia” scrive “nelle società industriali il lavoro è una necessità”. Io aggiungo: che il lavoro in Italia non è solo una necessità ma è il presupposto stesso di coesione Repubblicana e Democratica visti gli Art.1-35 e 36 della Costituzione che recitano:

Art. 1 – L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

e i successivi articoli 35 e 36 recitano:

Art-35 – La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni.Cura la formazione e l’elevazione professionale dei lavoratori.Promuove e favorisce gli accordi e le organizzazioni internazionali intesi ad affermare e regolare i diritti del lavoro.Riconosce la libertà di emigrazione, salvo gli obblighi stabiliti dalla legge nell’interesse generale, e tutela il lavoro italiano all’estero.

Art.36 – Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge.Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi.

Non so se è chiaro a E.Scalfari cosa voglia dire! La Globalizzazione dei mercati cosi come le crisi finanziarie non sono una novità nella storia dell’economia ci sono sempre state e la Cina è un continente millenario, il punto politico è ben altro e deve rispondere alle seguenti domande:

1 – perchè c’è di nuovo la crisi ? Le crisi sono un fatto naturale della società capitalistica,in quanto, le società capitalistiche si basano sull’istituzione bancaria, le banche per loro natura sono soggetti che operano su posizioni scoperte, nel senso che prestano denari non loro (i depositi dei correntisti) che sono garantiti in minima parte della riserva frazionata. Il sistema bancario a causa della riserva frazionata è di fatto un moltiplicatore monetario (1) in sintesi: se ipotizziamo una corsa agli sportelli non esiste banca al mondo in grado di restituire i depositi ricevuti dai correntisti, anche se avesse il tempo di rientrare e smobilizzare gli asset ipotecari che garantiscono il credito bancario ( i debitori delle banche) In conclusione: il sistema capitalistico si sviluppa e progredisce sul prestito bancario che è per sua natura in eterna posizione scoperta (speculativa);

2 – Di chi sono le colpe? Dopo la crisi del 29 e precisamente nel 1933 Franklin Delano Roosevelt fece approvare dal congresso degli Stati Uniti la legge Steagall Act che prevedevano la separazione tra attività bancaria tradizionale e investment banking. Nel 1999 il Presidente Bill Clinton prima della fine del suo mandato fece abolire questa legge fondamentale per tutelare il risparmio dagli eccessi speculativi dei banchieri.Infatti, oggi si sono create istituzioni bancarie «too big to fail», il fallimento di uno di questi istituti dalle dimensioni troppo grandi causerebbe una nuova crisi sistemica, come il caso di Lehman Brothers insegna;

3- Chi paga i costi della crisi globale? Qui basta vedere il grafico sotto, non sono certo i banchieri che continuano a percepire lauti compensi, come non sono di certo i Manager delle multinazionali che come i loro amici banchieri continuano a prendere elevati compensi di base e in stok option, non sono di certo i politici che comunque continuano a percepire il loro compenso anche in tempi di crisi globale;

L’Europa produce disoccupazione nei maggiori paesi Europei

Il dibattito sul debito pubblico è surreale

Comparazione tasso di disoccupazione

Riflessione:

Come abbiamo visto, c’è stato un tempo dopo la crisi del 29 dove Cina India ecc..ecc.. già esistevano, e l’occidente usciva dilaniato dalla seconda guerra mondiale. Ma in quel mondo la politica è stata in grado di gestire la finanza, in sostanza, la separazione del sistema bancaria faceva in modo di limitare il capitale a disposizione dell’ investment banking che gestivano i portafogli di persone ricche e propense al rischio, se queste persone sbagliavano i loro investimenti poco male,faceva parte del gioco. Mentre il risparmio dei piccoli investitori che sommato era di gran lunga superiore di quello gestito  dall’investment banking, era destinato a finanziare l’economia reale gli investimenti di famiglie e imprese.  Abbiamo anche visto che l’eliminazione di una legge fondamentale per la stabilizzazione del sistema è stata abolita da Bill Clinton un Presidente Democratico che era considerato una icona dai riformisti di sinistra che sognavano la “Terza Via” che nel 1999 secondo La Repubblica era il “futuro del mondo”. In sintesi: dopo la caduta del Muro di Berlino che declina la fine della cosiddetta  “guerra fredda” con la dissoluzione del sogno Sovietico,sie è spento il sogno del “sol dell’avvenire” che illuminava le speranze di milioni di persone. La sinistra riformista quella che si era sviluppata nelle società Democratiche non è stata in grado di immaginare una vera alternativa al liberismo di destra, come reazione si è spostata a destra, abbracciando l’idea che il mercato potesse essere anche il naturale regolatore sociale di una multitudine di individui razionali che si scambiano beni e servizi in un sistema di relazioni dove lo Stato non si doveva intromettere. In conclusione: dopo la caduta del muro di Berlino non c’è mai stata una vera alternanza di pensiero fra una politica liberista (di destra) e una politica con un ruolo attivo dello Stato come regolatore dei fallimenti del cosiddetto mercato (una politica di sinistra riformista), ne è l’esempio lampante la deregolamentazione bancaria attuata da Bill Clinton, oggi di fatto sono più di 30 anni che il liberismo economico detta il passo alla politica. Con la crisi globale, ci siamo di nuovo resi conto che non esiste un mercato regolatore che se lasciato libero alloca al meglio le risorse economiche, di fatto se non intervenivano gli Stati in salvataggio del sistema Bancario rifinanziandolo tramite le Banche Centrali con centinaia di miliardi di $ il mondo sarebbe in ginocchio e milioni di persone avrebbero perso tutto a causa di investimenti speculativi che si sono rilevate delle vere e proprie truffe; questo ha fatto si che il debito privato (il debito bancario) sia di fatto diventato debito pubblico. Questo è avvenuto non tanto per un eccesso di regolamentazione ma proprio in virtù di una assenza di regolazione o ancora peggio per deregolamentazione.

Le istituzioni internazionali come istituzioni politiche.

Il Fondo Monetario Internazionale è un’organizzazione composta dai governi di 188 Paesi e insieme al Gruppo della Banca Mondiale fa parte delle organizzazioni internazionali dette di Bretton Woods. Attualmente gli Stati membri sono 186.

Da Wikipedia:

Il Fondo Monetario Internazionale è stato creato in origine come parte degli accordi di scambio fatti nel 1944 durante la Conferenza di Bretton Woods. Durante la Grande depressione i paesi rapidamente innalzarono barriere verso il commercio di prodotti stranieri nel tentativo di proteggere le proprie economie in difficoltà. Questo comportò la svalutazione delle monete nazionali e un declino nel commercio mondiale. Questa rottura nella cooperazione monetaria internazionale creo la necessità di un supervisione. Le rappresentanze dei 45 governi che si incontrarono nel Mount Washington Hotel nella zona di Bretton Woods, New Hampshire, negli Stati Uniti, si accordarono per una cooperazione economica internazionale. I paesi partecipanti erano coinvolti nella ricostruzione dell’Europa e dell’economia mondiale dopo la Seconda guerra mondiale. Ad inizio anni novanta, l’IMF guidò , in seguito al disfacimento dell’Unione Sovietica, la cosiddetta “terapia shock”, ossia una serie di repentine controriforme politico-economiche, volte a convertire, con esiti disastrosi, la più grande economia socialista del mondo in un’economia di mercato. La terapia si basava principalmente interamente su tre pilastri: liberalizzazione, privatizzazione e stabilizzazione. Tali politiche erano basate sul sistema neoliberista, in linea con il “Washington Consensus” Seguendo le direttive dell’IMF, della Banca Mondiale e Dipartimento del Tesoro statunitense (Goldmann Sachs), il presidente Boris Eltsin, ordinò la liberalizzazione totale dei prezzi. Data la struttura di monopoli centrali in tutti i settori produttivi, oltre alla grande quantità di risparmi liquidi accumulati dalla famiglie, l’inflazione schizzò del 520% (cinquecentoventi) in appena 3 mesi, e la corruzione raggiunse tutti i livelli del tessuto politico ed economico. La soglia di povertà schizzo dal 2 per cento circa, ad oltre il 40 per cento in poco più di due anni, milioni di famiglie, pensionati, veterani, e persone comuni finirono sul lastrico, vedendo ridotti in cenere i risparmi di una vita e le pensioni. Il livello di corruzione aumentò lo stato sociale, con il suo capillare sistema di assistenza pubblica, collassò completamente, lasciando migliaia di invalidi, malati e reduci di guerra alla fame.

Come possiamo intuire, il FMI è una istituzione internazionale che detta regole agli stati che richiedono il suo intervento, regole che sono di fatto politiche e di conseguenza ideologiche in questo caso sono le idee liberiste.

Organizzazione mondiale del commercio (WTO)

Da Wikipedia:

L’Organizzazione mondiale del commercio (OMC), conosciuta anche con il nome inglese di World Trade Organization (WTO), è un’organizzazione internazionale creata allo scopo di supervisionare numerosi accordi commerciali tra gli stati membri. Vi aderiscono, al 24 Agosto 2012, 157 Paesi a cui si aggiungono 30 Paesi osservatori[3], che rappresentano circa il 97% del commercio mondiale di beni e servizi. L’OMC è stata istituita il 1 gennaio 1995, alla conclusione dell’Uruguay Round, i negoziati che tra il 1986 e il 1994 hanno impegnato i paesi aderenti al GATT ed i cui risultati sono stati sanciti nell”Accordo di Marrakech” del 15 aprile 1994. Membri dell’Organizzazione mondiale del commercio sono gli Stati e i “territori doganali separati”: non è chiaro quale sia il profilo dell’Unione europea. L’OMC ha assunto, nell’ambito della regolamentazione del commercio mondiale, il ruolo precedentemente detenuto dal GATT: di quest’ultimo ha infatti recepito gli accordi e le convenzioni adottati (tra i più importanti il GATT, il GATS ed il TRIPS) con l’incarico di amministrarli ed estenderli; a differenza del GATT, che non aveva una vera e propria struttura organizzativa istituzionalizzata, l’OMC prevede invece una struttura comparabile a quella di analoghi organismi internazionali. Obiettivo generale dell’OMC è quello dell’abolizione o della riduzione delle barriere tariffarie al commercio internazionale; a differenza di quanto avveniva in ambito GATT, oggetto della normativa dell’OMC sono, però, non solo i beni commerciali, ma anche i servizi e le proprietà intellettuali. 11 dicembre 2001: La Repubblica Popolare Cinese diviene stato membro dell’OMC dopo 15 anni di negoziati (i più lunghi nella storia del GATT/OMC).

Anche qui, siamo di fronte ad una organizzazione internazionale che nel suo intento tende ad ampliare gli accordi commerciali deregolamentando le istituzioni nazionali. Anche il WTO è portatore di istanze politiche liberiste.

Unione Europea.

L’Unione europea (abbreviata in UE o Ue) è un’organizzazione internazionale di carattere sovranazionale e intergovernativo che comprende 27 paesi membri indipendenti e democratici del continente europeo. La sua formazione sotto il nome attuale risale al trattato di Maastricht del 7 febbraio 1992 (entrato in vigore il 1º novembre 1993), al quale tuttavia gli stati aderenti sono giunti dopo il lungo cammino delle Comunità europee precedentemente esistenti. Dal 1º luglio 2013 entrerà a far parte dell’Unione anche la Croazia.L’Unione attualmente consiste in una zona di libero mercato, detto mercato comune (unione economica), caratterizzata in parte da una moneta unica, l’euro, regolamentata dalla Banca centrale europea (BCE) e attualmente adottata da 17 dei 27 stati membri (unione economica e monetaria o Eurozona), dando vita nel suo complesso all’unione economica e monetaria dell’Unione europea; essa presenta inoltre un’unione doganale nata già con il trattato di Roma del 1957, ma completata fra i paesi aderenti agli accordi di Schengen, che garantiscono ai loro cittadini libertà di movimento, lavoro e investimento all’interno degli stati membri. L’Unione presenta, inoltre, una politica agricola comune, una politica commerciale comune e una politica comune della pesca. L’Unione europea non è una semplice organizzazione intergovernativa (come le Nazioni Unite) né una federazione di Stati (come gli Stati Uniti d’America), ma un organismo sui generis, alle cui istituzioni gli stati membri delegano parte della propria sovranità nazionale.

Anche qui siamo di fronte ad una istituzione sovrannazionale definita sui generis alla quale gli stati membri cedono parte della sovranità nazionale. (2) Per maggiori dettagli e approfondimenti su un tema veramente complesso e che ci riguarda da vicino.

La crisi del debito pubblico.

DEbito Pubblico in euro

Il dibattito sul debito pubblico è surreale, viene misurato in rapporto al PIL, tradotto se una economia a un debito/PIL del 90% ma è in crescita il suo debito aumenta anche se la sua frazione in % del PIL rimane uguale o diminuisce, se invece non fa ulteriore debito monetario ma a una contrazione del PIL il suo rapporto % di indebitamento aumenta e deve fare politiche di austerità quando invece dovrebbe alimentare la domanda aggregata per rilanciare il PIL (perlomeno interno).

Debito % PIL

insomma chi non ne ha bisogno perchè la sua economia è in crescita può spendere, chi invece avrebbe bisogno e non aumenta il debito in termini di quantità monetaria deve affogare la crescita e tirare la cinghia alimentando la depressione economica.

Perchè si segue una regola assurda sopratutto in tempo di crisi economica?

Come scriveva Keynes ” Gli uomini pratici che si ritengono liberi da qualsiasi influenza intellettuale, spesso sono prigionieri di qualche economista defunto”. Qui purtroppo di economisti defunti ce ne sono molti e spesso sono anche male interpretati, ma purtroppo in questo caso specifico i politici sono stati prigionieri di economisti vivi e vegeti.

In questo caso gli economisti in vita si chiamano Carmen Reinhart e Kenneth Rogoff.

Nel 2010 ( anno in cui con il G7 fu scelta la strategia dell’austerità)  hanno pubblicato un paper (studio), “Growth in a time of debt” (Crescita in tempo di debito), il cui “risultato principale è che i tassi di crescita mediana per i paesi con debito pubblico superiore al 90% del Pil sono all’incirca dell’1% più bassi di una situazione diversa da questa; i tassi di crescita (media) sono molto più bassi“. Risulterebbe anzi che i Paesi con un rapporto debito/Pil al di sopra del 90% hanno un tasso di crescita medio leggermente negativo.Questo studio e’ anche alle base di molte scelte recenti in Europa in tema di politiche economiche, e’ insomma la giustificazione teorica della lotta al debito pubblico, identificato come “nemico principale” della crescita. Non e’ eccessivo affermare tutto cio’ perche’ Reinhart e Rogoff sono stati citati praticamente ogniqualvolta e’ capitato di discutere di crisi economica, o in dibattiti sulla Grande Recessione.(3) 

Inoltre ci sono altre prove:
-L’assenza di controindicazioni dopo la svolta pro-crescita del Giappone.
-La prova che negli Stati Uniti il deficit scende per effetto della crescita, non del rigore.
-La catastrofe al rallentatore che è l’Europa”.

A rinforzo del fatto che  che le politiche di austerità sono sbagliate non c’è bisogno di scomodare Keynes e il suo moltiplicatore che poi alimenta anche quello monetario. Basta leggere il capo economista del FMI Olivier Blanchard che, in un apposito working paper ha spiegato che l’austerità è controproducente perché deprime l’economia.

Come se non bastasse: un nuovo studio pubblicato dal F.M.I.intitolato “La sfida della riduzione del debito durante il consolidamento fiscale” ridicolizza la crescita del debito pubblico nei paesi che tentano di stringere la cinghia. Gli autori affermano che in presenza dei moltiplicatori fiscali maggiori di 1 trovati da Blanchard, l’austerità provoca l’aumento del rapporto debito/PIL, poiché riduce il denominatore più di quanto riesca a ridurre il numeratore e questo fenomeno si accentua nei paesi con maggior debito pubblico (la Grecia è andata a gambe all’aria e l’Italia resiste grazie al risparmio delle famiglie e a quello che rimane della sua industria).

“La scienza economica è lo studio dell’umanità nelle sue attività quotidiane” J.K.Galbraith.

Ora sbagliare è umano, ma perseverare sarebbe veramente diabolico visto il dramma sociale che stiamo vivendo. E’ giunto il momento che L’europa e le istituzioni Internazionali come il FMI e il WTO cambino i loro paradigmi di riferimento per una nuova economia Democratica e dal volto Umano.

Note:

1) Moneta e credito di J.S. Duesenberry Il Mulino anno 1971. A pag.57 c’è una tabella che presupponendo un primo deposito di 1.000$ e una riserva frazionata del 15% dimostra che la creazione di moneta bancaria dopo 21 depositi (20 transazioni più il deposito originario) ammonta a circa 5.667$ quasi sei volte il deposito originario che ha dato origine al moltiplicatore monetario.

2) siti:

Orizzonte48  blog che tratta in maniera approfondita le tematiche collegate ai trattati internazionali  e agli aspetti di diritto Costituzionale.

Goofynomics blog gestito dal Prof.A.Bagnai professore associato di politica economica presso il Dipartimento di Economia dell’Università Gabriele d’Annunzio di Chieti-Pescara. Tene corsi di Politica Economica e di Economia e Politica della Globalizzazione. E’ricercatore associato al Centre de Recherche en Economie Appliquée à la Mondialisation (CREAM) dell’Università di Rouen. Nel 2012 ha scritto un libro dal titolo “Il Tramonto dell’euro” su YouTube (e su questo sito) potete vedere i numerosi incontri pubblici e o intervista, che sta facendo in tutta Italia e che sono associati, alla divulgazione del suo libro e alla divulgazione economica.

Libro: “Il Fallimento dell’euro?” dell’economista A.M.Rinaldi Professore di Finanza Aziendale alla d’Annunzio di Pescara, Corporate Investment Banking alla Link Campus di Roma. In rete, è disposnibile a scopo didattico una bozza in pdf del libro

3) Reinhart-Rogoff: critiche agli economisti. Ecco tre grossi errori

Un elevato debito pubblico può bloccare la crescita economica? Una critica di Reinhart e Rogoff?

La risposta alle critiche di Reinhart e Rogoff