Gli orfani di una civiltà

Agostino Pietrasanta

jihadBilal Bosnic, fanatico predicatore della jihad, sostenitore convinto della guerra santa islamica e della violenza aberrante dell’islamismo radicale, dichiara tranquillamente ai giornali italiani il carattere della sua missione nel cuore dell’Europa: reclutare personale per la lotta armata. Dichiara che è dovere di ogni buon islamico farsi coinvolgere nella jihad; dichiara di aver agito con profitto in Italia ed aggiunge che dall’Italia arrivano finanziamenti a sostegno della guerra santa. Intanto alcune procure del Nord/Est aprono fascicoli ed inchieste sulla scomparsa di residenti nel loro territorio (territorio italiano!) probabilmente presenti tra le truppe jihadiste.

Senza remore: l’esecuzione di Foley, comunque si siano svolti i fatti, suscita inevitabile orrore, anche se sarebbe stata consigliabile una maggiore prudenza nel fare pubblicità all’estremismo barbaro che l’ha suggerita; ma la notizia che nel cuore dell’Occidente si potrebbe fare strada la barbarie della “guerra santa”,  che nella difficile e contraddittoria storia della tolleranza vengano riesumati i semi della violenza etnica fa letteralmente rabbrividire. Saranno pure casi isolati, ma restano i sintomi della radice di un male assoluto che la nostra civiltà presumeva di aver definitivamente sconfitto dopo l’esperienza dei Lager e dei Gulag. 

Dovremo ritornare sulla complessa vicenda della guerra del Califfato, ma ci sembra veramente urgente una reazione alla caduta di un processo di civiltà che l’Occidente, non senza presunzione,  aveva ritenuto definito ed addirittura superiore. Invece dobbiamo temere un rischio: che un progetto aberrante di pulizia etnica (tale si ritiene la jihad) possa imporsi alle cadute ideologiche del nostro continente.

Non si  vive a lungo nel vuoto di ideali; non si realizza un progetto di vita nell’indifferenza etica indotta dal consumismo e dalla banalità tecnologica, priva di riferimenti di principio. Si cade in una spirale che nonostante le conquiste indiscusse di un recente passato potrebbe riprendere vigore. Forse sta in questa dinamica di indifferenza, di ovattata superficialità del benessere senza anima il vero sonno di quella ragione che pure l’Occidente aveva fatto sostanza di progetto e di programma. E nel sonno della ragione, di una ragione che aveva espresso il traguardo della libertà religiosa come essenziale alla distinzione tra Dio e Cesare; in questo sonno prendono vita e vigore i germi di una ripresa aberrante dell’ideologia teocratica.

Posso sbagliare, ma, troppo spesso, abbiamo confuso la laicità con la banalizzazione dei valori; certo non si tratta di confusione indotta dalle elaborazioni del pensiero contemporaneo, ma probabilmente facilitata dalla mentalità e dalla comune opinione consumistica a cui nessuno, per lungo tempo, non escluse le Chiese, si è opposto. E nel vuoto c’è chi fa strage attraverso un’ideologia orrenda; c’è chi riempie di aberranti progetti un “contenitore” senza più contenuti diffusi e condivisi.

Non solo. Ci siamo attardati sulle formule anziché puntare sulla sostanza. Ricorderete tutti la polemica sulle radici cristiane dell’Europa; nessuno le potrebbe ragionevolmente negare, ma non dovrebbero interessare le formule, ma la sostanza. Probabilmente se del Cristianesimo avessimo colto l’essenza, prima della sua formulazione, magari priva di contenuto, avremmo certamente creato gli anticorpi dell’odio etnico. Avremmo riscoperto, assieme alla distinzione tra Dio e Cesare, il rispetto della persona e delle sue libertà (prima di tutte quella religiosa) ed avremmo fondato una civiltà dell’amore inattaccabile dalle prospettive dell’odio teologico e non scopriremmo oggi, “a casa nostra” i germi di una dissoluzione e di un odio aberrante, dagli esiti imprevedibili.

Certo; ci sono tante complessità politiche, tante conflittualità internazionale dietro i fenomeni di cui siamo spettatori. Tutte cose che dovremo riprendere, ma rimane da sottolineare ciò che veramente fa rabbrividire: i segni ed i germi di un Occidente rimasto orfano delle sue stesse conquiste di civiltà.