Furto sui salari pubblici? Non per i “vip” (Marco Palombi).

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IL BLOCCO DEGLI STIPENDI – SALASSO DA 2,5 MILIARDI – NON RIGUARDA TOGHE, AVVOCATURA, FORZE ARMATE E POLIZIA.

Sei miliardi e centomila euro in questa manovra sono risparmi dello Stato”. Così l’ha raccontata Matteo Renzi in conferenza stampa. Parole perfette per indurre nel pubblico tv un senso di soddisfazione: vedi, il governo risparmia e con quei soldi abbassa le tasse. Intanto quei 6,1 miliardi sono tagli lineari e non “risparmi” e soprattutto per una cifra oscillante tra i 2,1 e i 2,5 miliardi sono tagli di stipendio ai dipendenti statali: chi lavora per lo Stato – insegnanti, medici, infermieri, impiegati, assistenti sociali e quant’altro – avrà infatti lo stipendio bloccato per il quinto anno di fila (l’ultimo rinnovo contrattuale risale al 2009). Non solo: la legge di Stabilità provvede pure a sancire che al caro vecchio travet non tocca nemmeno l’indennità di vacanza contrattuale prevista dalla legge in questi casi.

Il risparmio dello Stato – cioè il furto ai danni degli stipendi dei dipendenti pubblici – in questi anni è stato di 11 miliardi e mezzo con l’opera di Renzi si toccheranno i 14 (cui aggiungere altri soldi dovuti al blocco del turn over e alla diminuzione di 300 mila unità del personale).   DIVISO PER SINGOLE buste paga un impiegato medio sui 24 mila euro l’anno il 1 gennaio del 2016 guadagnerà oltre 3 mila euro in meno di quello che avrebbe dovuto solo recuperando l’inflazione: se lo stipendio è fermo da cinque anni, infatti, i prezzi non lo sono stati affatto. Se si calcola poi che il Def – cioè il Documento in cui il governo scrive sotto forma di numeri cosa intende fare nei prossimi anni – considera bloccati i salari dei suoi dipendenti fino al 2020 si capisce l’entità del furto definito “risparmio” e anche quanto sia bizzarro parlare di una manovra “che agisce sul lato della domanda” (come si sa, sono i consumi interni che stanno tirando giù il nostro Pil). Il problema vero è che a leggere la manovra – almeno in una sua forma provvisoria (per quanto successiva al Consiglio dei ministri) – pare che non tutti i dipendenti pubblici siano uguali, non tutti meritevoli di venire puniti facendo risparmiare lo Stato. Alcuni di loro aspettano nella saletta business, separati dagli altri: sono gli statali plus il cui stipendio non viene bloccato.   Nella legge di Stabilità, infatti, c’è scritto che i travet brutti e cattivi sono tutti tranne magistrati, avvocatura dello Stato, Forze Armate e di polizia: loro no, anche se i poliziotti dovranno rinunciare ad alcune assunzioni e a fondi che gli erano stati promessi per il riordino delle carriere. Poco male, la rivolta di qualche tempo fa ha avuto effetto: d’altronde fa più paura un soldato irritato che un bidello o una segretaria. Va peraltro notata l’immagine che si ricava dalle categorie scelte da Renzi per entrare nella saletta vip degli statali: toghe, gran commis e uomini con la pistola (o il carroarmato). Un trimurti da governo d’ordine, puro reazionariato dantan, altro che rottamazione e #cambiaverso. Manca la benedizione del parroco – ma intanto è arrivata quella di Giorgio Napolitano – e saremmo a un passo dagli anni Cinquanta. D’altronde, come dice lui, da quant’è che un partito non prendeva il 41?

Da Il Fatto Quotidiano del 18/10/2014.