Dissento

Angelo Marinoni

ucruStanno scorrendo giornate impetuose, spesso terribili, spesso amare.

Non mi sono mai occupato di politica internazionale, nemmeno mi sono mai avventurato nella geopolitica, ma di fronte a un fenomeno di mistificazione e di settaria ingiustizia come l’orrenda pagina che sta scrivendo l’Unione Europea guidata dagli Stati Uniti a cavallo fra Russia e Ucraina non posso che voler esprimere un forte dissenso.

Dissento sulla presa di posizione favorevole al governo Ucraino impegnato in una violenta repressione delle minoranze russe in rivolta.

Dissento sul considerare meritoria di sanzioni aspre solo la Russia colpevole di non convincere i separatisti Russi delle regioni di confine ucraine ad accettare una nazionalità diversa dalla loro e dissento sull’appoggio a  un governo che ha inscenato una repressione fra le più feroci della storia recente con oltre 1100 morti e 3400 feriti.

E’ piuttosto semplice prendersela con i russi accusati di fomentare la rivolta per annettere nuove regioni (che erano loro peraltro, ci si dimentica che l’attuale Ucraina è nata come Repubblica Socialista Sovietica e i suoi confini “naturali” sono essenzialmente culturali e mai stati ,prima dell’URSS, geografici, la lingua ucraina veniva parlata da Kiev a Leopoli su un territorio sparso fra Impero russo e Impero Asburgico dopo esser passato per la Polonia e anche sotto i mongoli.) Doverosa la difesa dell’identità culturale ucraina, inaccettabile la sua imposizione in territori a quella  aliena.

Non esiste, per fortuna, visto l’andazzo, una posizione definita europea con gli italiani che nicchiano, i tedeschi che cambiano discorso e i francesi che si fanno gli affari loro, accodandosi timidamente alle violente minacce di Obama (che mi ricorda Bush) e alle accuse di Kerry (che mi ricorda Powell).

Le basi militari russe improvvisate sul confine per armare e incentivare la guerra separatista sono una supposizione, mentre sono una certezza le centinaia di morti causati dalla repressione della rivolta nel sangue; in un contesto di un governo definito democratico di un paese che ambisce a diventare parte dell’Unione Europea  non si era mai vista tanta violenza dopo i Balcani e non si è mai vista tanta tolleranza del mondo occidentale.

Dissento e come ho sostenuto la validità del referendum che ha sancito il ritorno alla Russia della Crimea sostengo che l’Unione Europea oltre a prendere le distanze dal rinnovato spirito di imposizione della politica atlantica riportato in auge da un Obama irriconoscibile esprima sanzioni anche contro l’Ucraina, sicuramente condannando eventuali micce accese dai russi, seppure i russi stiano, probabilmente, aiutando dei russi che vogliono restare russi.

Nel momento in cui in alcune zone di confine del Tirolo si formasse una maggioranza che pretendesse il ritorno in Austria legittimeremmo il governo Italiano a bombardare Vipiteno, stanare i ribelli con la violenza e contemporaneamente appoggeremmo i tuoni americani che accusano  l’Austria che fomenta la rivolta?

Il paragone è calzante, mentre i russi muoiono sotto le bombe dell’esercito ucraino nessuno muove un dito se non per accusare i russi di non farsi gli affari loro.

Tutte le manifestazioni violente sono da condannare, proprio per questo sono allibito quando vedo quello che dovrebbe essere il faro della civiltà  occidentale, ovvero l’Unione Europea, scodinzolare dietro una politica estera americana che, ancora una volta, esporta la sua destabilizzazione lontano dai suoi confini.

Chiaramente la Russia di Putin apprezza le popolazioni che vogliono annettersi ai suoi confini, sicuramente la Russia è “colpevole” di non imporre ai filorussi l’accettazione delle decisioni atlantiste del governo centrale ucraino, ma non può essere sanzionata perchè non chiude i confini e i rapporti con popoli che si dichiarano russi e che per questo vengono bombardati.

Sono oltre centomila i profughi che da Donesk e zone limitrofe hanno raggiunto la Russia:, solo questo dato imporrebbe una riflessione e una forte presa di distanza, in particolare una richiesta di cessate il fuoco che non ho letto da nessuna parte, se non le strilla di Kerry contro i russi che non lo impongono ai miliziani con cui condividono la lingua, ma che non risiedono in Russia.

L’aspetto politico più amaro di questa tragedia europea è l’indifferenza dell’Europa stessa sulla violazione dei diritti umani, sulle atrocità di una guerra non dissimile da quelle combattute a Gaza o Aleppo che viene usata come grimaldello per riprendere quella demolizione del blocco orientale   che la ripresa dell’economia russa ha arrestato e arretrato.

Non intendo fare alcun elogio alla Russia che certo ha molte ombre e non può certo definirsi una democrazia compiuta, seppure io viva in un paese che sta smantellando a colpi di maggioranza parlamentare quasi settant’anni di un diritto costituzionale fra i migliori della egregia storia delle Nazioni europee.

La rabbia atlantica e del potere finanziario europeo nei confronti di una Russia che invece di arretrare nelle steppe guadagna sfere d’influenza e consolida una posizione economica e politica è del tutto evidente nella risposta isterica di quella che dovrebbe essere un’amministrazione americana democratica e nella difesa a oltranza dei confini di un paese adottato più che amico.

La comunità ucraina italiana è abbastanza consistente e ormai si vedono circolare autotreni e automobili targati UA, a piccola testimonianza che il processo di avvicinamento fra questo importante Paese e l’UE è avvenuto, il dazio al mercato e al “libero scambio” in corso di pagamento.

Questo non giustifica tolleranza verso i bombardamenti, né una risposta bellica contro territori abitati da minoranze linguistiche, seppure queste si siano immediatamente rese responsabili di atti di guerra: va pero’ compreso che non siamo in presenza di confini storici, di minoranze linguistiche alle quali viene promessa tutela e autonomia amministrativa, siamo in un contesto di assestamento dei confini dei paesi e dei popoli che formavano l’Unione Sovietica e che prima di essa venivano da continui cambiamenti di dominatori, dove la Russia era primattore.

Le regioni di confine dell’attuale Ucraina sono sempre state, come le popolazioni dimostrano, zone russe ben distanti e divise da quelle regioni quasi mitteleuropee che per secoli sono state divise fra Impero Asburgico, Russia, Polonia e prima ancora Ottomani.

Gli slavi hanno sempre avuto la tendenza a dominare anche culturalmente cercando di annientare la cultura dei territori conquistati, basti pensare all’attuale Kaliningrad, territorio “russificato” a forza che era prima del secondo conflitto mondiale una magnifica regione di cultura tedesca, Königsberg, capitale della Prussia orientale e patria di Immanuel Kant,  basti pensare alla scomparsa della Prussia e della cultura prussiana dalla zona anseatica orientale come lungo l’Oder dove il fiume è divenuto punitivo confine.

Comprensibile quindi la voglia di riscatto ucraina, comprensibile il timore di tornare a essere una delle Russie, di perdere quel sogno di grande  Nazione europea che indiscutibilmente l’Ucraina è destinata a diventare nonostante le ambizioni russe di ripristino della sfera d’influenza sovietica, ma il prezzo da pagare perchè questo avvenga in un processo pacifico e lasciare a ciascuno la sua lingua e la sua cultura.

Mettere in discussione o in subordine la forte identità russa delle popolazioni di confine è un errore storico e drammatico che sta causando migliaia di morti di cui il cosiddetto mondo occidentale si sta rendendo complice. Accordarsi sul ritorno ai russi dei territori russi in cambio di una rinuncia russa all’influenza su Kijev, se questa sceglierà democraticamente altre strade, sarebbe la via che mi aspetto dalla politica estera dell”Europa delle Nazioni.

Quello che stiamo vedendo adesso è un’Europa pallida e ipocrita che sta all’ombra di un gigante americano arrogante che in questo contesto è del tutto straniero e fuori luogo.

Abbiamo parlato su queste pagine dell’idea di Europa e sono emerse opinioni anche contrastanti, ma penso che nessuno di noi si sia immaginato e voglia una Europa come quella che sta scrivendo ora una delle sue più squallide pagine.