Cosa può rendere imprenditori di successo in Italia?

L’Italia vive un momento storico molto difficile, soprattutto economicamente, e la sfiducia è palpabile. Trovare lavoro non è facile e nemmeno mettersi in proprio lo è: tra burocrazia, tasse ed un mercato incerto non è un’impresa per tutti.

Uno dei modi migliori per trovare ispirazione è rivolgersi alle storie di chi ce l’ha fatta contando solo sulle proprie forze, o quasi. Spesso si tende a pensare che in Italia i grandi manager ed imprenditori siano persone che provengono da famiglie molto agiate, che hanno avuto grosse eredità o persone con titoli di studio altisonanti che hanno fatto carriere sfavillanti scalando i vertici aziendali.

A volte crediamo che esistano passaporti sicuri per il successo come costosi MBA, oppure conoscenze informatiche superiori. In realtà, il successo può essere sicuramente aiutato da studi, conoscenze tecniche e ovviamente anche conoscere le persone giuste nei posti giusti al momento giusto, ma in ogni caso non esiste senza tanto sacrificio, determinazione e coraggio per fare scelte anche difficili, affrontare problemi velocemente ed un pizzico di intuizione.

Ci sono storie che dimostrano come i percorsi per il successo spesso passano per la determinazione e la forza di volontà prima che tutte le altre cose.

Il marchio Prada, ad esempio, è uno degli esempi più lampanti di come a volte tanto coraggio ed etica del lavoro portino ad un successo internazionale. Se a tutti è noto il nome di Miuccia Prada, a chi non segue molto le notizie economiche il nome di Patrizio Bertelli forse non dice subito qualcosa. Eppure Bertelli è stato l’artefice del successo internazionale del brand Prada.

Nel lontano 1967 Bertelli fa una follia: decide di lasciare gli studi di ingegneria in un’epoca in cui il titolo portava lontano. C’era tanto da guadagnare con la libera professione ed i laureati scarseggiavano e le aziende assumevano subito, avanzando velocemente di carriera i meritevoli. Insomma tutto il contrario di oggi.

Eppure Bertelli è più attratto dal mondo imprenditoriale, così acquisisce, ventenne, due aziende di pelletteria ed inizia a lavorare duro per posizionare i suoi prodotti sul mercato. Uno degli accordi che riesce a stringere è quello con la boutique “Prada” nella Galleria Vittorio Emanuele II di Milano. Qui incontra la giovane Miuccia che lavora nella boutique fondata dal nonno e diventato punto di riferimento per la moda milanese.

Da quell’incontro nasce una coppia affiatata ed un sodalizio d’affari, in cui lui si occupa della parte amministrativa e commerciale e lei del lato creativo.

Un esempio più recente e forse anche più incoraggiante vista l’epoca è quello di Antonio Faranda. Faranda parte dal profondo Sud, si fa le ossa in una piccola azienda di famiglia attiva nella Provincia di Messina nella distribuzione all’ingrosso di agroalimentare. Il suo successo inizia negli anni 90, anni lontani dai periodi d’oro dell’economia italiana ed in cui già si avviava una fase di crisi, con una intuizione ed una “scommessa”: aprire il primo discount in Italia. Quel primo punto vendita “alla tedesca” con le marche bianche, da Roma diventa una catena e poi un gruppo, Tuo.

Sono solo due esempi e volutamente scelti in due settori “tradizionali” come la moda e i supermercati, successi iniziati in momenti storici diversi ma che mostrano come il comune denominatore dell’imprenditore di successo italiano prima che dai cognomi, dai titoli ed anche dai portafogli, viene dalle intuizioni, dal lavoro e dalla gestione.