CNA, l’eccellenza nautica italiana è delle piccole imprese

Di tutte le imbarcazioni che solcano mari, fiumi e laghi in tutto il mondo, una su dieci è stata costruita in Italia. Il Belpaese si conferma primo produttore in Europa, secondo a livello globale soltanto agli Stati Uniti. I colossi asiatici – Cina su tutti – crescono rapidamente, ma sono ancora distanti.

È quanto evidenziato dal recente rapporto della Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa (CNA) dedicato alla filiera nautica tricolore.

Nonostante la crisi, che negli ultimi anni ha mutilato l’intero comparto (basti pensare che dal 2008 al 2014 il fatturato è passato da 6 a 1,7 miliardi l’anno), la nautica italiana si conferma leader mondiale nell’esportazione di yacht e punto di riferimento nel mercato dei super gommoni (i Maxi Rib), degli accessori per gommoni e nella cantieristica velica di grandi dimensioni. Sul fatturato complessivo – come sottolinea il rapporto – la produzione incide per il 56%; l’accessoristica vale il 27%, motoristica 9% e servizi costieri 8%. Le esportazioni abbracciano il 90% dell’intero business.

La nautica italiana è sorretta da una base di piccole (a volte piccolissime) imprese. Micro realtà forti di un’altissima specializzazione: veri artisti della manifattura su misura. Nella filiera della cosiddetta “piccola nautica” la Toscana primeggia per numero di imprese (17,6%), seguita da Liguria (15,6%), Sicilia (8,6%) e Campania (8,2%).

Nella filiera l’attività prevalente è il refitting, cioè la manutenzione. Da sola dà lavoro a più del 30% delle imprese e impegna il 18% degli operatori; fattura il 15% del totale e produce il 30% del reddito. Il comparto delle costruzioni, invece, impegna il 28% delle imprese, il 36% della forza lavoro e il 42% dei ricavi.

foto da seamarcharter.com